Quanti NO ricevi ogni giorno quando provi a vendere il tuo vino?

La rubrica Wine-counseling ogni settimana offre uno stimolo per poter rafforzare le tue competenze professionali. Oggi parliamo della gestione del NO.

Essere dei venditori richiede non solo di riuscire a farsi scegliere, far scegliere il proprio vino e il proprio brand, ma anche saper accettare di non essere scelti.

Una delle soft skill più importanti nelle relazioni quotidiane è la capacità di sapere reggere la “frustrazione” derivante da un rifiuto, da una sconfitta, da un’aspettativa delusa.

Sono tanti i venditori e gli export manager che ci raccontano di come in questi mesi sia diventato complicato riuscire a creare relazioni commerciali proficue.  E di come servano sforzi incredibili, tenacia e automotivazione per poter ottenere risultati anche piccoli.

La convivenza con i no è diventata ancora più complessa, perché ci ritroviamo da soli, in smart working, in una fase complessa e tutto ci sembra senza senso.

La capacità di gestire il NO è quanto mai attuale e necessaria. Si tratta di una abilità invisibile fortemente necessaria per chi vuole vendere, ancora di più se si tratta della  vendita di vino, il cui più grande valore rimane quello immateriale, fatto di reciprocità, di condivisione, di convivialità, di relazioni appunto.

 

Accettazione dei “no”, frustrazione o motivazione?

 

Le relazioni implicano sempre e comunque una scelta, un dare e avere, qualcuno che “offre” e qualcuno che “accetta o rifiuta”.

Quando ci “esponiamo” alle relazioni ci esponiamo alla scelta e con esse a dei possibili, logici e razionali, ovvero fuori dal nostro controllo e da noi indipendenti, “no”.

 

L’alternativa? Rimanere chiusi in se stessi, evitare il confronto, o vivere le relazioni con timore.

Tradotto: fermarsi.

 

Allenatevi invece a sperimentare nuove vie per realizzare i vostri obiettivi. Molti professionisti e imprenditori commettono l’errore di ricorrere alla sperimentazione solo quando le cose vanno male, quando devono trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi. Il momento migliore per sperimentare, invece, è quando si hanno le risorse e il tempo per attendere e valutare i risultati. Una delle due facce della sperimentazione è il fallimento.

Un percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Pertanto il fallimento non implica che si è una persona fallita, ma significa semplicemente che si è vissuta una parte naturale di un processo di crescita che passa attraverso degli “insuccessi”.

La frustrazione che ne deriva può essere trasformata in motivazione, se riuscite a non confondere quello che accade con quello che siete, se mantenete fisso il vostro obiettivo e di fronte ad una battuta di arresto acquisite ancor più determinazione.

 

Non tutti “i no” vengono per nuocere.

La delusione o l’insuccesso perché non siete riusciti a vendere i vostri vini, o perché non avete trovato un buon importatore o non siete riusciti a concludere l’ordine dopo un incontro con un potenziale cliente nella vostra cantina, possono diventare degli stimoli per miglioravi, per affinare le vostre capacità ma soprattutto per rafforzare pazienza e perseveranza.

 

Come convivere bene con i NO?

Il più grande allenamento che serve è non prendere il no sul personale. L’oggetto della scelta non siete voi o le vostre capacità, nemmeno il vostro vino, ma è la “relazione” tra voi e un’altra persona. In tal senso non potrà mai dipendere tutto da voi, quello che potrete sempre fare è dare il massimo e se così non è stato rideterminare per la prossima occasione. Dipenderà invece solo da voi come vivrete “un no”.

Il primo passo è accettarlo. Trasformare il no in un grande sì. Il Sì alla consapevolezza che in questa fase serve una grande energia per partorire anche piccoli risultati.

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