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Formazione nelle aziende vitivinicole italiane: cosa manca?

Come fare formazione in un’azienda vitivinicola e soprattutto, perché? Vediamo cosa ne pensano imprenditori e manager del settore vitivinicolo. Di Riccardo Bertazzoni

Noi di Wine Meridian siamo impegnati da anni a vario titolo sul fronte dell’inserimento e aggiornamento delle risorse umane nelle aziende vitivinicole e ci siamo resi conto che spesso vi è una grande assenza di informazione in merito.

Cosa serve alla formazione vitivinicola per essere veramente efficace? Chi dovrebbe beneficiare della formazione? Quali competenze chiave sono necessarie per eccellere nel mondo del vino?
Per rispondere a queste e molte altre domande, abbiamo intervistato centinaia di imprenditori e manager per avere un riscontro diretto sullo stato delle attività di formazione nel mondo del vino. È emersa una generale consapevolezza sull’importanza della formazione e una buona percentuale di adesione a varie tipologie di corsi.

In questo ed in una serie di prossimi articoli, vedremo più dettagliatamente le loro opinioni su diverse tematiche relative alla formazione.
Innanzitutto partiamo da un dato rassicurante: in 9 aziende su 10, uno o più componenti del team hanno partecipato a dei corsi di formazione.

È importante sottolineare che il campione preso in considerazione era composto da rappresentanti di imprese equamente suddivise in piccole, medie e grandi. Questi risultati equilibrati rappresentano presupposti positivi per il futuro del vino italiano. Infatti è risaputo che le aziende di piccole dimensioni sono generalmente meno inclini, per motivazioni di carattere economico o culturale, ad investire in attività non strettamente collegate alla produzione.

A questo punto è interessante capire perché il 10% circa delle aziende non ha seguito dei percorsi di formazione, le motivazioni che abbiamo raccolta riguardano:

  • mancanza di tempo;
  • predilezione per una formazione “on the job”;
  • team già sufficientemente competente;
  • costi dei corsi di formazione elevati.

Questi ostacoli possono facilmente essere superati. Esistono infatti corsi in modalità e-learning che fanno fronte alla mancanza di tempo durante la giornata lavorativa e la possibilità di usufruire di agevolazioni date dall’OCM per arginare i costi. Bisogna sottolineare che è importante tenere sempre aggiornate le proprie competenze, anche per ricevere nuove chiavi di lettura e nuovi spunti che non possono scaturire esclusivamente dalle attività pratiche quotidiane.

Un secondo focus della nostra indagine è stato il livello di soddisfazione rispetto ai corsi svolti. Soltanto l’1% degli intervistati sostiene di non aver gradito la proposta formativa seguita, mentre i restanti si dividono tra chi è stato soddisfatto appieno (45%) e chi solo in parte (54%).

Queste sono, in ordine di importanza, le motivazioni portate per giustificare la parziale inadeguatezza dei corsi seguiti:

  • scarso riscontro pratico dei contenuti teorici appresi;
  • impossibilità di riprendere la formazione dopo aver avuto la possibilità di applicare i concetti appresi nella precedente formazione;
  • scarso confronto interpersonale.

Emerge una diffusa necessità di mettere in pratica i concetti, non fermandosi solamente alla teoria. È il punto chiave su cui da sempre faticano ad incontrarsi la domanda e l’offerta di formazione ed è necessario che gli organizzatori dei corsi vadano maggiormente incontro alle esigenze delle aziende.

Il confronto interpersonale è stato messo in crisi dalla pandemia degli ultimi due anni, con i corsi in modalità digital che hanno facilitato la fruizione, ma non la relazione. Probabilmente non si riuscirà più a tornare interamente in presenza, il cambiamento si è radicato molto nelle nostre abitudini, però sarebbe utile prevedere dei momenti in presenza all’interno di corsi di formazione digitali.

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